sabato 19 marzo 2011

LA SCUOLA E' DI TUTTI

Pubblico una lettera che Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, ha inviato a L'Unità, in merito al dibattito generato dalla cosiddetta Riforma Gelmini; esprime a pieno ciò che penso e ciò che farei se fossi padre:

"Come l’acqua

Quando nostra figlia è arrivata all’età della scuola io e mia moglie
ne abbiamo parlato e abbiamo deciso: scuola pubblica. Potevamo
permetterci di scegliere e abbiamo scelto. Abbiamo pensato che fosse
giusto così, per lei. E’ nostra figlia ed è la persona a cui teniamo
di più al mondo ma è anche una bimba italiana e l’Italia ha una Scuola
Pubblica. Sapevamo di inserirla in una realtà problematica ma era
proprio quello il motivo della scelta. Un luogo pubblico, che fosse di
sua proprietà in quanto giovane cittadina, che non fosse gestito come
un’azienda e che non basasse i suoi principi su una dottrina religiosa
per quanto ogni religione venisse accolta. Un luogo pubblico, di tutti
e per tutti, scenario di conquiste e di errori, di piccole miserie e
di grandi orizzonti, teatro di diversi saperi e di diverse ignoranze.
C’è da imparare anche dalle ignoranze,non solo dai saperi selezionati.
La scuola è per tutti, deve essere per tutti, è bello che sia così,è
una grande conquista avere una scuola pubblica, specialmente quella
dell’obbligo. Io li ho visti i paesi dove la scuola pubblica è solo
una parola, si sta peggio anche se una minoranza esigua sta col sedere
al calduccio e impara tre lingue. A che serve sapere tre lingue se non
sai come parlare con uno diverso da te?

Il nostro presidente del consiglio dicendo quello che ha detto offende
milioni di famiglie e migliaia di persone che all’insegnamento
dedicano il loro tempo migliore, con cura, con affetto vero per quei
ragazzi. Tra le persone che conosco e tra i miei parenti ci sono stati
e ci sono professori di scuola, maestre, ho una cugina che è
insegnante di sostegno in una scuola di provincia. Li sento parlare e
non sono dei cinici, fanno il loro lavoro con passione civile tra
mille difficoltà e per la maggior parte degli insegnanti della scuola
pubblica è così. Perché offenderli? Perché demotivarli? Perché usare
un termine come “inculcare”? E’ una parola brutta che parla di un
mondo che non deve esistere più.

La scuola pubblica non è in competizione con le scuole private, non è
la lotta tra Rai e Mediaset o tra due supermercati per conquistarsi
uno spettatore o un cliente in più, non mettiamola su questo piano...
La scuola di Stato è quella che si finanzia con le tasse dei
cittadini, anche di quelli che non hanno figli e anche di quelli che
mandano i figli alla scuola privata, è questo il punto. E’ una
conquista, è come l’acqua che ti arriva al rubinetto: poi ognuno può
comprarsi l’acqua minerale che preferisce ma guai a chi avvelena
l’acqua del rubinetto per vendere più acque minerali. E’ una conquista
della civiltà che diventa un diritto nel momento in cui viene sancito.
Ma era un diritto di tutti i bambini già prima, solo che andava
conquistato, andava affermato.

La scuola pubblica va difesa, curata, migliorata. In quanto idea, e
poi proprio in quanto scuola: coi banchi gli insegnanti i ragazzi le
lavagne. Bisogna amarla, ed esserne fieri."

2 commenti:

  1. Caro DT, non ancora pronta a scriverti qualcosa di mio, ecco una lettera pubblicata un po' di giorni fa su Repubblica. Da quando l'ho letta la prima volta, l'ho inviata a tutti quelli che, per esperienza e per racconto, potessero sorriderne con un po' di nostalgia e un po' di orgoglio.
    A presto
    Chiara
    http://www.repubblica.it/scuola/2011/03/01/news/il_paesaggio_uno_stato_d_animo_il_racconto_di_una_professoressa_della_scuola_pubblica-13054695/

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  2. Grande Chiara!!!
    Non è facile scrivere qualcosa di mano propria!
    Comunque bella la lettera, soprattutto la conclusione... e mi ha fatto pensare a mia nonna, quando andava a piedi in mezzo alla neve per insegnare in un paesino vicino Duronia :-)

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